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La Sedia numero 14: una storia di perseveranza

  • Immagine del redattore: Gianmarco Pia
    Gianmarco Pia
  • 9 gen 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

La storia del successo della sedia numero 14 inizia quando il principe austriaco Clemens von Metternich, cancelliere di corte e di stato, giunto a conoscenza degli esperimenti di curvatura del legno compiuti da Michael Thonet a Boppard, chiama il giovane ebanista renano a Vienna. Seguiranno le commesse per gli arredi di Palazzo Liechtenstein e Palazzo Schwarzenberg, ma sarà l'architetto Adolf Loos che, utilizzandole per l'arredamento del Café Museum, contribuirà a rendere questa iconica sedia il simbolo dei tradizionali caffè viennesi.


Non è difficile immaginarla anche fra le pareti di quel Café Gluck che Stefan Zweig, nel suo Buchmendel, eleva a metafora dell'impatto della prima guerra mondiale sulla vita e sulla cultura viennese. Lì trova rifugio il brillante ed eccentrico Jakob Mendel, antiquario di libri dalla memoria prodigiosa, capace di ricordare ogni volume passato per le sue mani. Zweig lo descrive seduto al suo tavolino, circondato da cataloghi e volumi, incarnazione di un'epoca e di un modo di intendere la conoscenza: ostinato, metodico, impermeabile alle mode. La praticità del suo mondo interiore trova perfetta corrispondenza nel design essenziale della sedia che lo ospita.


A partire dagli anni trenta del XIX secolo, Michael Thonet iniziò a produrre complementi d'arredo utilizzando uno sperimentale metodo di piegatura del legno. Furono necessari circa sei anni di lavoro, investimenti, ricerca e perfezionamenti per riuscire a produrre il suo primo modello di successo, la Bopparder Schichtholzstuhl. Un'ostinazione che gli permise di raggiungere un risultato inedito per l'epoca: lunghe barre di legno, rese elastiche per effetto della pressione e del vapore, vengono curvate fino ad assumere nuove forme. Un lavoro di forza, tecnica e tenacia che tuttavia non riuscirà a brevettare fino al 1841.


Il percorso di Thonet non fu lineare. Ogni fiera, ogni esposizione rappresentava un'occasione per affinare la tecnica, per correggere imperfezioni, per confrontarsi con il mercato. Fu la perseveranza a spingerlo a partecipare alla fiera di Koblenz, che gli valse l'invito presso la corte d'Austria. La costanza lo condusse a realizzare, nel 1850, la sua Sedia Numero 1 e a esporla, l'anno successivo, alla Great Exhibition di Londra. Nel 1855 sarà ospite presso l'Exposition Universelle di Parigi, durante la quale riceverà una medaglia d'argento per l'infaticabile lavoro di perfezionamento della sua tecnica di produzione.


Nel 1859 arriva la Konsumstuhl Nr. 14, meglio conosciuta come Sedia numero 14. Sarà un successo immediato e duraturo. Una pietra miliare nella storia del design, venduta in cinquanta milioni di esemplari prima della fine del secolo. Il coronamento di anni dedicati alla ricerca e all'innovazione. Il simbolo di un'epoca e insieme la prova che il perfezionamento non ha mai fine.


La Thonet n. 14 fu rivoluzionaria perché dimostrò che anche il settore industriale più consolidato è capace d'innovazione. Senza mai tradire la natura dei materiali che lavorava, Thonet rese chiaro che la continuità è un valore, che il lavoro collettivo è una ricchezza e che le rivoluzioni non si nascondono necessariamente dietro la novità, ma nascono dalla seria osservazione del mondo che già ci circonda. La sua sedia era componibile, trasportabile, riparabile: pensata per durare e per adattarsi.


Mendel, marchio di Ischìre dedicato alla narrativa internazionale di ricerca, ha scelto di fondarsi su questi identici princìpi. Nel segno grafico, la Sedia numero 14 è rappresentata con precisione tecnica: pratica, concreta, il suo profilo essenziale si staglia contro il bianco della carta trasformato in piano orizzontale dalle ombre che essa stessa proietta. Attorno alla sua raffigurazione, la sedia sembra raccontare di un mondo fatto di voci e di storie. Lo sfondo è un caffè viennese, i protagonisti sono gli avventori che lo popolano. Fra loro, se ne distingue uno: è Jakob Mendel, che Zweig ci consegna come immagine di un'epoca perduta ma anche come promessa di resistenza. La sedia continua a ospitarlo.

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