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Marina Mariasch: la letteratura come investigazione

  • Immagine del redattore: Ciro Auriemma
    Ciro Auriemma
  • 31 mar 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

Marina Mariasch (Buenos Aires, 1973) è scrittrice, poetessa, traduttrice, giornalista e docente universitaria. Ha fondato nel 1997 la casa editrice Siesta, che ha pubblicato i primi libri di autori della cosiddetta Generazione degli anni '90 argentina: Washington Cucurto, Gabriela Bejerman, Cecilia Pavón, Martín Rodríguez. Insegna Poesia Argentina e Latinoamericana e Scrittura creativa all'Universidad Nacional de las Artes. Tra le sue opere: le raccolte poetiche Coming attractions (1997), XXX (2001), Tigre y león (2005), El zigzag de las instituciones (2008), Paz o Amor (2014); i romanzi El matrimonio (2011, pubblicato in Italia da Ischìre con il titolo Il matrimonio nella collana Sillabari, 2023), Estamos unidas (2015); il memoir Efectos personales sul suicidio della madre. È militante e attivista del movimento femminista Ni Una Menos.

«Vengo da quel pianeta lontano e piccolissimo che è la poesia, perché per me è il linguaggio dove si può ancora sperimentare di più», ha dichiarato Mariasch in un'intervista. Quella distanza – geografica, letteraria – diventa strumento di osservazione. Quando negli anni Novanta fondò Siesta, lo fece per portare «al formato libro, in una dimensione molto piccola che aveva a che fare direttamente con l'ottimizzare l'uso della carta, i poeti della mia generazione che, in generale, circolavano nelle letture di ascolto orale e si perdevano».

La casa editrice nacque da un'urgenza di materializzazione, non da ambizioni commerciali. «Pubblicammo i primi libri di molti autori della generazione del '90 che poi continuarono a scrivere. Per esempio, pubblicammo La máquina de hacer paraguayitos, di Washington Cucurto, il primo libro di Gaby Bejerman che si chiama Alga; anche quello di Ceci Pavón, che si chiama Existe el amor a los animales, lo stesso con Martín Rodríguez», racconta. Piccole tirature, oggi introvabili, che hanno segnato una generazione.


Mariasch costruisce una pratica letteraria che resiste ostinatamente alle categorizzazioni. «Preferisco le non-classificazioni, che credo abbiano a che fare con un sistema e non con le cose o le persone, che in generale sfuggono alle classificazioni. E in questo senso mi interessa molto il discorso poetico, e la prosa o la narrativa che è imbevuta del discorso poetico ha più possibilità. Più possibilità nel senso che è un discorso meno codificato», afferma.


Quando le chiedono di definire El matrimonio, si sottrae: «Mi piace molto il genere in cui scrive Al Álvarez, senza pretese di paragonarmi; o Annie Ernaux, che è romanziera ma che lavora anche su quei bordi». È una letteratura di confine, dove il saggio incontra la narrativa, dove la poesia permea la prosa.


Il processo di scrittura di El matrimonio rivela questa fluidità anche nel posizionamento dell'autrice rispetto ai suoi personaggi: «Quando scrivevo El matrimonio, ero un topolino che osservava in quell'acquario. Nel libro i personaggi hanno nomi generici: il marito o la moglie, per questo è più saggistico. È una cosa più descrittiva e di studio. A volte ero più il marito che la moglie. Sentivo una cosa che ha a che fare più con il maschile, di non voler tornare a casa, ritardare il ritorno dal lavoro, derivare per il viale, entrare in un cinema per non tornare all'inferno quotidiano con le grida dei bambini, cercare di arrivare quando è già tutto spento. Altre volte tornavo a essere la moglie».


La scrittura per Mariasch è un atto di ricerca sistematica. Quando ha affrontato il suicidio della madre in Efectos personales, ha spiegato: «Quando scrivo faccio molta investigazione, letteraria e teorica. In questo caso lessi tutto ciò che avevo intorno sul suicidio in termini storici, religiosi e sociologici. Puoi arrivare con la domanda ovunque, per esempio: esiste l'istinto suicida nei neonati? È come quel disordine... può essere un po' nero, ma bene, non mi sono privata di nulla».


Lo stesso approccio attraversa El matrimonio: «Mentre scrivevo El matrimonio, lessi moltissima teoria, lessi da Engels e il suo L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, fino all'Estetica del matrimonio di Kierkegaard, Matrimonio e morale di Bertrand Russell, La famiglia di Lacan. Tutto ciò che ebbi a portata di mano di tutto quello che potei trovare sul tema. Lessi anche Norbert Elias sul matrimonio. Tutto, tutto quello che potei trovare».


La teoria non è ornamento accademico: è l'ossatura che sostiene l'osservazione dell'esperienza vissuta. «Mi aburren los mundos inventados, me interesan las personas», ha scritto, tracciando una linea netta su cosa la muove come scrittrice.

«Ebbi sempre una prospettiva femminista e non è un caso che il Ni una menos si sia generato a partire da una maratona di letture poetiche alla Biblioteca Nazionale. In quell'occasione leggemmo varie poete. Io lessi insieme a Flor Monfort, che fa parte del collettivo Máquina de Lavar, con cui pubblicammo il libro La pija de Hegel. Leggemmo poesie di Susana Thénon, ci furono familiari di vittime di femminicidio e fu il germe di ciò che poi divenne la manifestazione massiva del 3 giugno [2015] nelle strade, che fu il primo Ni una menos».

Il suo ultimo libro di poesia, Mutual sentimiento, prende il nome da «una mutual dove ci riuniamo tutti i venerdì per fare le assemblee femministe». La poesia non è rifugio dalla realtà politica ma suo strumento di articolazione.


Su Efectos personales, Mariasch ha scritto: «Tutto ciò che racconto in Efectos personales è vero. Ma non ha niente a che vedere con la realtà. Se tutte le persone che vivono uno stesso avvenimento lo raccontassero non ci sarebbero due versioni uguali. Non si tratta di mentire o di inventare; ci sono sfumature nell'esperienza, punti di vista, e soprattutto ci sono le parole che si scelgono».


Ha descritto il processo di scrittura come «quando il mondo ti crolla addosso e devi dare un nome alle cose di nuovo». La letteratura diventa strumento di ricostruzione linguistica dopo il trauma, non terapia ma archeologia di ciò che le parole possono ancora dire quando tutto sembra indicibile.


«Quando uno si mette a scrivere, a me quello che succede è che non sto pensando alle regole del genere, faccio come mi viene», ha affermato. È in questa libertà dall'aspettativa, in questo rifiuto della codificazione, che Mariasch trova lo spazio per una letteratura che è simultaneamente investigazione intellettuale, testimonianza politica e sperimentazione formale – senza mai dover scegliere tra queste dimensioni.

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