

Familienalbum
€17.50
Norvegia, 1996. Al capezzale di Julius, pilota di caccia tedesco in rianimazione dopo un incidente di volo, si ritrovano la madre Anna Maria e il padre Erik. Sono passati vent'anni di silenzi, incomprensioni e lotte per l'affidamento del figlio. Mentre Julius è sospeso tra la vita, la morte e la memoria, i due genitori non si scambiano che poche parole e molti ricordi: di quando vivevano insieme, di quando lei decise di lasciare la casa, di quando tornò per riprendere il bambino. Di come il tempo non renda traslucide le cose passate né la polvere le renda meno vive.
Erik ha attraversato l'orrore della Seconda Guerra Mondiale, costretto ad arruolarsi nella Luftwaffe nel 1936 durante l'ascesa di Hitler. Ha vissuto per la libertà, trasformando ogni giorno buio in uno pieno di sole grazie a un talento rocambolesco per la sopravvivenza. Anna Maria porta su di sé, tatuate, le cicatrici dei suoi dolori e delle sue molteplici separazioni, lo spaesamento di chi non crede di meritare l'amore. Entrambi hanno amato profondamente e incondizionatamente il loro figlio conteso, pur con visioni opposte: il padre convinto del valore assoluto della libertà, la madre certa che siano le regole il fondamento della società e dell'educazione.
Attraverso le voci dei tre personaggi, con una struttura narrativa che procede per cerchi concentrici attorno a un evento cruciale, Katia Fundarò costruisce un album di fotografie fuori scena. Non i momenti in posa, ma quelli rubati: quando si pensa da soli, quando si guarda senza essere visti, quando si cambiano sentimenti e volontà che gli altri non conoscono. Ogni voce narrante ha un tono preciso, un registro che misura la memoria e l'emozione del personaggio di fronte ai fatti della propria vita. Il risultato è un'opera poetica sulla verità come comprensione necessariamente parziale, personale, frammentaria. Un romanzo sulla trasmissione della memoria tra generazioni, sui traumi che ciascuno porta come un "testamento cucito sottopelle" e che condizionano il modo di mettersi in relazione con l'altro.
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KATIA FUNDARÒ è nata nel 1970 in Sardegna. Pedagoga e insegnante, ha lavorato in diverse scuole italiane ed europee: dall'Istituto Ottavo di Pozzuoli-Napoli alla European School di Monaco di Baviera, dalla Cavour di Catania alla Lilliu di Cagliari, dove attualmente insegna. La sua formazione pedagogica si riflette in un particolare interesse per le dinamiche dell'infanzia e della crescita, che considera "come un libro da leggere anche in rapporto con i sensi della vista e dell'udito". Vive tra Cagliari e Monaco di Baviera. Ha partecipato a gruppi di lettura e circoli di scrittura creativa in diverse città italiane. Nel 1998 a Heidelberg ha incontrato il filosofo Hans Georg Gadamer, che definisce "l'incontro più importante della mia vita": da lui ha tratto il tema della verità come comprensione e riflessione pubblica che attraversa la sua opera. Conduce il gruppo di lettura "Le terrazze di Katia". Familienalbum è il suo romanzo d'esordio, attinto dalla memoria familiare del marito attraverso racconti minuziosi e annotazioni in agendine catalogate con cura.
Quantità
Dettagli editoriali
Pagine: 229
Formato: Brossura fresata con alette, 13 x 17 cm
Anno di pubblicazione: 2024
Lingua originale: Italiano
Paese: Sardegna
ISBN: 9791281572027
Premi e riconoscimenti
Per Familienalbum:
- Candidato al Premio Strega 2025 (proposto da Riccardo Cavallero)
Note e contesto
Motivazione della candidatura al Premio Strega 2025:
«È il 1996 quando, a seguito di un incidente di volo, un padre e una madre si ritrovano al capezzale del loro figlio Julius. Sono passati vent'anni di silenzi e incomprensioni, nel corso dei quali ciascuno dei due ha contribuito a modo proprio ad accompagnarlo verso l'età adulta: il padre convinto del valore assoluto della libertà, la madre al contrario certa che siano le regole a essere il fondamento della società e dell'educazione. Familienalbum (Ischìre) è questo: un album familiare costituito da istantanee messe in fila una dopo l'altra, in cui il divorzio e il successivo affidamento del figlio conteso sono solo un pretesto per attraversare la storia della Germania bellica e post-bellica, affrontare i traumi che, per dirla con l'autrice, ciascuno porta come un "testamento cucito sottopelle" e che condizionano il nostro modo di metterci in relazione con l'altro e parlare del tema della verità. Attingendo alla memoria della sua famiglia, attraverso una lingua poetica e personale che si appoggia sui distinti punti di vista dei tre protagonisti, Katia Fundarò consegna un romanzo d'esordio convincente.»
— Riccardo Cavallero